Visto che questo è l’articolo introduttivo all’argomentazione e visto che si tratta di qualcosa di molto lungo preannuncio ai miei lettori che farò diversi post a seconda dell’oratore di cui ho potuto prendere appunti. Premetto anche che non ho potuto seguire tutto il convegno per impegni nel capoluogo regionale e, dunque, mi posso concentrare solamente sulla parte finale ovvero dalle ore 16:40 circa a conclusione (quasi ore 19).
Ultima considerazione preliminare è che mi pongo favorevolmente a simili manifestazioni dialettiche, sia perché danno la possibilità agli esperti di portare in luce molti aspetti altrimenti sconosciuti sia perché il popolo può anche sfogare il proprio rammarico (come è accaduto a discapito dell’onorevole Gianfranco Nappi, assessore regionale all’agricoltura e di cui argomenterò nei prossimi post). Molte cose le avevo già sentite oppure lette, ma alcuni aspetti possono essere considerati nuovi rispetto al recente passato e per cui meritano di essere citate. Ovviamente ogni lettore può derivarne ciò che vuole, ma eviti polemiche su questo blog perché censuro le cose inopportune o illegali (offese e cose del genere).
Iniziamo. La sessione era considerevolmente ridotta, probabilmente per le ore intercorse dall’inizio dei lavori, ed erano presenti circa 120-150 persone nella sala congressi dell’Holiday Inn di Castelvolturno. Appena giunto a Pinetamare ho pensato: “Mamma mia quanta gente, si sono risvegliate le coscienze ambientali da queste parti!”, invece c’era l’allenamento del SS. Napoli. Falso allarme.
La prima fase di cui ho potuto avere contezza ha visto impegnate le associazioni interessate ed operanti sul territorio intervenire. La prima è stata “Bagnara che vive”, sodalizio operante nel litorale Nord di Castelvolturno e che ha parlato per bocca del proprio presidente Aldo Di Resta (spero di non sbagliare nome, l’ho sentito solo una volta ai microfoni). La mobilitazione ed il recupero di Castelvolturno per Di Resta passano attraverso una frase significativa: “La sfida di Castelvolturno la si vince proprio sull’ambiente”. Insomma, proprio la ferita più cancrenosa deve essere il punto di forza per la risurrezione, anche perché sono stati “fatti fuori 500 metri di costa” dall’erosione in 20 anni. Quest’ultimo è un problema molto avvertito dagli imprenditori operanti nel settore degli stabilimenti balneari. continua nel prossimo post






